domenica, giugno 20, 2010

Prova

 


Prova del plugin di esportazione di Picasa, verso Blogger
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giovedì, maggio 20, 2010

Insegne curiose


In realtà è semplicemente un testo di prova per il plugin di esportazione per Lightroom2

martedì, gennaio 12, 2010

Il ritorno

La notizia dell'anno, almeno nel tristo ambiente della Formula 1, è ovviamente quello del ritorno di Michael Schumacher alla guida di una vettura della massima serie. Ovviamente, come sempre, appassionati e "uomini della strada" si sono divisi sul giudizio da dare a questa operazione. Da un lato coloro che sono favorevoli, dall'altro chi lo vede come un "tradimento" di una sorta di contratto a vita con la Ferrari, che il tedesco avrebbe in un certo senso non rispettato (anche se non si parla ovviamente di alcuna carta firmata).

Credo che per giudicare questo tipo di situazione sia necessario prendere coscienza dei motivi che possono spingere un pilota con questo curriculum ad una azione così "rischiosa". Nel passato, non sempre, anzi quasi mai, i "ritorni" hanno avuto effetto positivo, ed anzi hanno rischiato di compromettere quanto ottenuto in precedenza dal pilota stesso. Solo Lauda è tornato da un ritiro, per vincere ancora. Nel 1993 Prost tornò dopo un anno di pausa, ma nel suo caso la sosta era in un certo senso programmata, per tenere conto della situazione in Williams-Renault.

Per Schumacher si tratta di una mossa molto rischiosa: la sua carriera ha infatti ottenuti tanti e tali successi, da rendere molto difficile una "coda" di qualche anno di successo paragonabile. In un certo senso, ha tutto da perdere e quasi niente da guadagnare. Questo almeno per l'opinione corrente.

Il dubbio che mi viene è però che per lui, e molto probabilmente per tutti coloro che fanno sport e competizione, il desiderio di gareggiare e di primeggiare sia tale da rendere snervante assistere alle gare dai box o dalla tribuna, e noioso portare avanti qualsiasi altra attività non competitiva. In questa situazione, cerca per quanto possibile, di tornare a fare ciò che sa fare meglio, e nelle condizioni ideali.

Come si organizza quindi un ritorno "in grande stile" ? Ovviamente, con una squadra vincente, almeno nelle potenzialità. Oggi come oggi, le squadre che possono garantire una buona competitività sono soltanto due: Ferrari e McLaren, o meglio Mercedes, prima solo partner motoristico, ed ora concorrente anche autonomo. Nella situazione corrente di chiusure e contrazioni di programmi, paiono essere gli unici che ancora abbiano intenzione di spendere ed investire in Formula 1. Possono ovviamente sempre sbagliare la macchina e non essere in grado di recuperare, grazie alle regole "anti-spese", ma sono quelli che con più convinzione ancora si impegnano nelle competizioni.

La Ferrari ha dato l'impressione di non volersi spendere più di tanto: aveva già ingaggiato Alonso, per cui prendere anche Schumacher poteva essere uno "spreco", anche considerato che entrambi amano molto essere delle prime donne, senza troppa rivalità in squadra, almeno non esplicita. In quest'ottica, il fatto di aver insistito molto su Schumacher come terzo pilota, in una squadra in cui questo ruolo era già affidato anche a Fisichella, può aver dato l'impressione di scarsa volontà di portare avanti il progetto. La questione del contratto di Massa non sarebbe stato un problema, visto che Raikkonen è stato messo alla porta senza troppi complimenti, anche se con una valigia presumibilmente piena di soldi.

Rimane in pratica la Mercedes, visto che la McLaren ha puntato ad una formazione tutta inglese. In questo senso anche la casa tedesca ha voluto caratterizzarsi in senso nazionale, ingaggiando per primo Rosberg, e poi portando avanti trattative con tutti i piloti tedeschi disponibili. Fino ad arrivare a Schumacher, che fa comunque parte della storia Mercedes, in quanto proprio la casa gli ha permesso di correre ad alto livello, sia nel mondiale Prototipi che nel mondiale di Formula 1. Le strade si sono poi divise, ed anzi Schumacher è stato uno fra i rivali più costanti di Mercedes, ma evidentemente nella testa del management, presumibilmente di Haugh, l'idea non è mai tramontata. Ci sono malumori per quanto riguarda il costo, a fronte di grossi problemi economici del gruppo automobilistico, però va considerato che certi investimenti si ripagano tramite sponsor e ritorno di immagine, basti pensare al fatto che il previsto ritorno di Schumacher aveva fatto impennare nel 2009 le vendite per le gare di Valencia e Monza.

L'unico che corre dei rischi, in questa situazione, è proprio Schumacher, il quale sarà sotto osservazione costante. Il primo errore sarà salutato con: "Ecco, torna solo per fare queste cose, è un bluff", e via ad aumentare qualora le cose non procedano come previsto, ossia con un successo indiscusso, e poco importerà se il problema sia nella macchina o realmente nel pilota. Ma, d'altra parte, se non amasse il rischio probabilmente potrebbe fare un lavoro diverso...

mercoledì, settembre 30, 2009

Sopravvivenza...

Lo so che è  facilmente catalogabile come qualunquismo, arrendevolezza e via dicendo... però dopo tanto tempo che cerco di mantenermi informato sulle cose belle (e soprattutto meno belle) che avvengono nell'arena politica, sono arrivato ad un livello di saturazione per cui solo sentire parlare di partiti, di Berlusconi e delle sue imprese di governo e non, mi dà nausea (, secchezza delle fauci, capogiri, convulsioni) e un senso di avvilimento e depressione decisamente poco utili a "vivere" giorno per giorno...

Da oggi farò quindi il possibile per non leggere le stesse imprese su giornali, online e cartacei, in triplice o quadruplice copia, blog, e simili, perché serve soltanto ad aumentare la sensazione negativa senza aumentare la quantità di informazione ricevuta (anche perché la maggior parte "ricicla" le stesse agenzie...). Non so se questo migliorerà la mia coscienza civica, ma almeno non avranno la soddisfazione di rovinarmi, oltre che la vita in generale, anche il tempo libero, che cercherò di dedicare a cose più interessanti.

venerdì, agosto 07, 2009

Web e giornali(sti)

Devo ancora capire se i giornalisti, di qualsiasi appartenenza, testata e quant'altro, abbiano un rapporto "sano" con Internet e con il suo pubblico. Prendo ad esempio l'Unità, semplicemente perché mi è capitato di vedere due articoli nello stesso giorno con un tema simile. Si parla della demografia di Facebook, e della "crisi" di Wikipedia.

Il punto non è nel merito degli articoli: è nel fatto che in essi sembra di percepire una specie di malcelata "soddisfazione", quando le cose legate alle varie tipologie di social networking e via dicendo sembrino "andare male". In pratica, la notizia non è che, ad esempio, Wikipedia nei primi 5 anni sia cresciuta in modo notevole, ma il fatto che dopo 5 anni si tenda ad "appiattirsi" sul consolidato. E' ovvio che non si può pensare che tutto crescesse all'infinito come i primi anni, non fosse altro perché è più facile trovare voci mancanti all'inizio, mentre oggi è in effetti più uno strumento di consultazione, che di creazione. Per creare qualcosa di nuovo, oggi, è necessario fare uno sforzo in più, non semplicemente scrivere una pagine di informazioni già note, ma che semplicemente non erano ancora state scritte.

Stessa cosa per Facebook, in effetti può essere che la presenza di "adulti" abbia allontanato una fascia di teen-ager, a cui è poco gradito vedere genitori ed insegnanti anche in uno spazio ritenuto "di svago" (a parte che la mera presenza di qualcuno su Facebook, non "obbliga" alla frequentazione). Anche perché quello che pare di capire sia in corso, non è necessariamente un "esodo", ma una redistribuzione delle percentuali di utenza:

La percentuale dei frequentatori abituali di Facebook e MySpace quest’anno per la prima volta è in discesa nel gruppo tra i 15 e i 24 anni : rappresentava il 55% degli utenti nel 2008, ora siamo al 50. Parallelamente è cresciuta la fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, passata dal 40 al 46 per cento. E quel che è “peggio” è che ben il 30 per cento degli adulti britannici ha ormai un profilo sui social network: due anni fa erano solo il 21 per cento.


Posto che non ci sarebbe niente di male, pare comunque di capire che la prima "ondata" di utenza abbia coinvolto i giovanissimi, che quindi rappresentavano una fetta molto ampia degli utenti. Ora, l'arrivo di nuovi utenti "adulti" e l'impossibilità o la difficoltà per gli utenti "giovani" di continuare a crescere agli stessi ritmi, ha modificato la distribuzione. Può anche essere, semplicemente, che molti utenti della prima ondata si siano stufati dell'effetto "novità" e siano passati ad altri servizi, ritenuti più interessanti, innovativi, o altro.

Da qui a decretare "crisi generazionali" (per Facebook) o precoci invecchiamenti o addirittura "spegnimenti (per Wikipedia), credo che ne passi...

domenica, giugno 14, 2009

Preso alla sprovvista

 

Ammetto di averci messo un po' a "realizzare": ieri mattina sono andato a visitare la Fortezza di Pietro e Paolo qui a San Pietroburgo... arrivo alla cassa, so che gli stranieri pagano di più, ma spero di avere un po' di riduzione con il tesserino da studente.

Mostro il tesserino, la cassiera mi affibbia subito un biglietto e mi dice qualcosa che non capisco... alla terza ripetizione di "Free for students" realizzo che per qualche arcano motivo, gli studenti non pagano. Non so se sia perché è sabato, perché c'è un casino di gente, o perché è così normalmente, però dimostra che oggi come oggi non è "naturale" aspettarsi qualcosa di gratuito.
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